Aidap è l’associazione di categoria che in seno a Federvivo-Agis raccoglie le principali strutture di produzione danza professionale operanti su scala nazionale.

La natura stessa della nostra attività merita una parentesi introduttiva.
La questione identitaria della produzione danza da troppo tempo è elemento di confusione a discapito di una reale lettura del sistema spettacolo.

La parola “danza” fa cadere spesso nell’equivoco di immaginare un universo composto esclusivamente, da una parte dal mondo del balletto classico e degli enti lirici e dall’altra parte l’ampia platea della formazione, e quindi delle scuole di danza.

Esiste invece un variegato universo di attività produttive professionali, di compagnie private, che al pari delle compagnie di teatro hanno tra loro differenti connotati artistici, spaziando ad esempio dal classico al moderno al contemporaneo oltre a diverse modalità di produzione che vanno dalla compagnia d’autore all’impresa di produzione che produce e distribuisce diversi artisti.
Queste realtà vengono spesso cannibalizzate nel dibattito pubblico, col risultato di non dare merito a un elemento fondamentale dello spettacolo dal vivo; realtà che, ci tengo a ricordarlo, hanno gestito la sfida dell’ultimo DM sviluppando e ampliando competenze e attività, ottimizzando i contributi pubblici, con ricadute occupazionali che restituiscono più del 50% degli stessi, rendicontando i finanziamenti pubblici ben oltre i minimi di attività richieste.

Le nostre produzioni trovano ampio riscontro nelle coproduzioni nazionali ed internazionali, alimentando relazioni di scambio culturale che coinvolgono altre realtà di danza, ma spesso anche di altre discipline, in un ottica multidisciplinare e multiculturale che è connaturata con la nostra attività e mettendo in atto un ascolto coi singoli territori del nostro paese entrano a pieno titolo tra quei progetti culturali che tendono ad assottigliare le differenze di una Italia cosi diversa da Nord a Sud.

Il nostro settore si era affacciato al 2020 equipaggiato di questa operosità in crescita e il periodo appena trascorso ha reciso in modo drammatico e improvviso una serie di azioni e di progettualità su scala non solo nazionale paralizzando la programmazione con un orizzonte di almeno una intera stagione e quindi con ripercussioni gravissime fino almeno al l’intero 2021.

Le attività di produzione danza oltre a interessare una ampissima platea di lavoratori dello spettacolo sul piano occupazionale, impattano per la loro natura itinerante i tantissimi territori ove queste operano.

La situazione attuale, di parziale riapertura ma sostanziale impossibilità a operare nella maggior parte dei casi, per via delle restrizioni imposte dalle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, rende pericolosa questa fase di riavvio se non corredata da azioni sufficienti a sostenere coloro che nella ripresa dovranno attendere ancora lo step successivo.
La pandemia ha messo in discussione il ruolo del corpo, la sua relazione con gli altri, il contatto fisico e quindi la base e l’essenza stessa della pratica coreografica e del nostro lavoro.
Questo è il motivo per cui la produzione danza guardava con preoccupazione alle riaperture cosi normate: per le restrizioni tali per cui la dimensione artistica e progettuale di molte realtà rischia di venire mortificata o peggio, esclusa in toto dalle programmazioni costrette a ridurre formati e cancellare alzate di sipario.

Abbiamo più volte chiesto la possibilità di ricevere un cronoprogramma per step, per affrontare le riaperture dalla dimensione contingentata fino alla normalizzazione e per poter cosi riavviare i processi produttivi e ri-concepire formati e contenuti artistici nei tempi corretti.
L’allarme allo stato attuale è la prospettiva di una stagione teatrale che non riesca, se non in pochi casi, a superare il formato solista, a rischio, non solo di un pericoloso appiattimento delle proposte nei confronti del pubblico, ma anche e soprattutto di lasciare disoccupata la maggioranza del settore.
Per questo motivo è per noi fondamentale che siano prolungati gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dello spettacolo dal vivo fino a che l’intero settore dello spettacolo dal vivo non possa riprendere in pieno la propria attività.

La produzione privata ha inoltre normalmente un budget la cui morfologia è composta da entrate che solo in minima percentuale sono coperte dal Fus e, tranne per quelle realtà che godono della contribuzione degli enti locali, nella maggioranza dei casi le entrate maggiori derivano dai cachet.
In questa situazione in cui il mercato è oggettivamente compromesso viene messa a rischio la sopravvivenza stessa delle strutture.

E’ quindi fondamentale un aumento del Fus oltre a un piano economico di sostegno delle strutture in quanto tali per il loro valore sul piano artistico nazionale e per la loro capacità di generare lavoro e impattare i territori che attraversano con ricadute economiche a beneficio del sistema ricettivo dell’intera nazione spesso anche delle aree meno sostenute dai grandi flussi turistici ma comunque attraversate da una programmazione culturale volutamente pianificata a sostegno anche dei territori piu’ svantaggiati.

Servono fondi per il riavvio ma anche un sostegno attraverso sgravi fiscali e una sostanziale agevolazione dell’accesso al credito che tengano conto della specifica natura giuridica dell’universo produttivo che nel caso della danza è obbligata dalla legge ‘800 alla forma associativa, troppo spesso trasformatasi in una barriera all’entrata nei confronti delle misure a sostegno delle PMI. Per questo da anni evidenziamo l’urgenza dell’introduzione della fattispecie dell’Impresa culturale all’interno della disciplina dell’atteso nuovo Codice dello Spettacolo.

L’intensa attività sul piano internazionale ha poi nel nostro caso abbattuto la pluralità del mercato, con conseguenti perdite non solo sul piano economico ma anche sul fondamentale sostegno del made in Italy come immaginario culturale in un sistema che riconosce la nostra danza come tra le piu’ vive d’Europa.
Questo network transnazionale ha messo in essere un mercato di riferimento che riconosce le nostre realtà sia come partner affidabili dal punto di vista gestionale sia come formazioni artistiche che fanno scuola nell’enorme ecosistema della scena soprattutto contemporanea internazionale.

E’ dunque necessario un piano di sostegno alla promozione, in una fase, quella della ripresa economica, dove molti paesi già stanno anticipando misure protezionistiche lasciando minori spazi a contratti internazionali, certamente a favore dei più equipaggiati sul piano del sostegno all’export.

Inoltre se lo spettacolo dal vivo tutto ha accettato con generosità e collaborazione un fermo lavorativo in virtù del benessere collettivo e in risposta a una norma sanitaria che trascende la natura delle attività, la stessa comprensione vacilla laddove ci troviamo di fronte a un corto circuito normativo che disciplina in modo differente corpi seduti ma a diverso scopo e mi riferisco al trasporto pubblico o aereo dove in presenza di pubblico munito di mascherine sono eliminate le distanze tra le sedute rispetto agli stessi corpi laddove siedono per fruire di uno spettacolo e per cui è imposta una distanza che penalizza non solo il fatturato del teatro ospitante ma la sostenibilità della programmazione a discapito dell’artista.

Per lo stesso principio la produzione sta proponendo un protocollo specifico di settore che normi, in accordo con i sindacati, la possibilità di disciplinare attraverso tamponi periodici, la pratica artistica anche laddove sia impossibilitata a rispettare le norme sul distanziamento. Questo nel rispetto della salute degli artisti e del pubblico ma nell’ottica di allargare le maglie del possibile cosi come avvenuto per il cinema e gli sport professionali di gruppo.

Chiediamo quindi la possibilità che il suddetto protocollo possa essere discusso oltre che con i sindacati anche con le autorità di governo per una validazione su scala nazionale.

L’interruzione drastica e violenta di un percorso progettuale e produttivo nel nostro settore ha reciso progetti e azioni che per il delicato arcipelago di soggetti e geografie coinvolti, richiedono un tempo incomprimibile per rimettere i “corpi” in prova per andare in scena, oltre che per riavviare le fila dei processi creativi e produttivi interrotti in attesa di riprendere una dimensione collettiva. La produzione è infatti la realtà nella filiera che tra tutte è maggiormente a contatto con la cosa artistica, sostanziando la voce degli artisti e rendendo la loro opera non solo un moltiplicatore di economie e occupazione ma soprattutto un elemento necessario per la crescita culturale del paese.