Alla cortese attenzione di:

Egr. On. Dario Franceschini
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

e per conoscenza a:

100 Autori, AFI, AGIS, AGICI, AIDAP, ANAC, ANEC,ANEM, ANFOLS, ANICA, APA, APE, Assolirica, Assomusica, ATIP, Bauli in piazza, CGIL, CISL, CNA, Cresco, Facciamo la conta, FAS, Federvivo, FEDITART, FEM, FIALS, FIDAC, FIME, FIMI, Italia live, La musica che gira, PMI, quadralive,
Scena Unita, UGL, UIL, UNITA, Univideo

AIDAP – Associazione Italiana Danza Attività di Produzione, è l’Associazione Nazionale che raggruppa, in seno a Federvivo – Agis, le realtà professionali di produzione della danza ed è la loro voce ufficiale in tutte le sedi istituzionali.

Il settore professionale della produzione danza conta nel 2019 n.54 strutture sovvenzionate, tra Produzioni, Centri e compagnie under 35 per quasi 2milioni di euro in valore FUS e un numero disseminato di strutture extra Fus ma di diretto interesse degli Enti locali che irradiano l’intero territorio nazionale.

Le strutture di produzione di danza sono realtà tendenzialmente nomadi, votate prevalentemente alla creazione e distribuzione di progetti performativi in Italia e all’estero la cui morfologia si è andata delineando con chiarezza negli ultimi 50-70 anni disegnando un paesaggio fatto di linguaggi sempre più interconnessi dove la distinzione tra danza e teatro in termini di estetiche suona ormai in molti casi anacronistica.

Tra le differenze sostanziali che invece separano i due mondi sta proprio questa natura nomade, laddove la produzione teatrale in molti casi abita stabilmente degli spazi, di fatto, in Italia, la danza non possiede luoghi propri, non possiede teatri e, tranne i pochissimi casi dei 4 Centri di produzione riconosciuti, abita gli spazi teatrali prevalentemente nella dimensione dell’atto performativo finale e solo occasionalmente, come ospite, per la costruzione delle proprie produzioni.

L’occasione che lo stato pandemico attuale ci sta mostrando è quella di poter lavorare prossemicamente con i territori, i teatri, i circuiti teatrali. Uscendo dalla concezione canonica che identifica i teatri nei luoghi di spettacolo chiediamo che questi possano diventare sistematicamente delle case di lavoro per le produzioni e per gli artisti .
È necessario per noi quindi non ridurre il fatto artistico alla sola spettacolarizzazione ma ricollocare l’azione professionale delle produzioni di danza in un percorso di più ampio respiro che parta dalla ricerca prima di arrivare alla proposta al pubblico.

In un momento di grave incertezza come quello attuale emerge ancora più evidente lo sbilanciamento in termini di potere contrattuale tra universo produttivo e ospitalità, laddove il primo non può predeterminare autonomamente la propria programmazione ma può di contro impiegare i propri scritturati, tutti professionisti altamente specializzati, per mantenere queste preziose competenze attraverso attività di ricerca , residenze, laboratori non per forza finalizzati ad una rappresentazione pubblica.

Tra gli anelli della filiera le produzioni sono infatti uno tra quelli piu’ vicini alla platea dei lavoratori di spettacolo, con cui condividono scelte, progetti, operatività in una conformazione di strutture dove spesso la divisione datoriale e dipendente è pura forma.

Il mantenimento di queste professionalità, che per noi è centrale, deve quindi tener conto di molteplici formati alternativi, di soluzioni specifiche in funzione anche ai linguaggi che ogni struttura esprime attraverso il proprio progetto per cui è evidente che la trasposizione dello spettacolo dal vivo in spettacoli in streaming risolve solo una minima parte del processo che ci vede coinvolti, oltre che rende merito solo a un range limitato di formati artistici . Inoltre, la realizzazione di eventi in streaming richiede risorse e professionalità tecniche che esulano dalle nostre possibilità e in questo senso chiediamo di aprire un dialogo con le realtà produttive cinematografiche per iniziare a progettare un linguaggio coreutico per una nuova medialità trovando una road map, magari in relazione diretta con i territori di riferimento.

Chiediamo che i fondi di ristoro siano immaginati non per capitoli a sé stanti ma disegnati in un sistema organico che tenga conto di un criterio di relazione tra tutti i comparti e che dia chiarezza della destinazione d’uso degli stessi. Chiediamo che le assegnazioni di questi fondi stimolino la relazione sistemica tra domanda e offerta, e generino un volano produttivo a beneficio di tutti i livelli della filiera per garantire la massima ricaduta occupazionale.

Il 2021 si presenta per tutti come un foglio bianco almeno fino all’estate. Per settori come il nostro, che si reggono prevalentemente sul fatturato di mercato, questo si traduce nell’impossibilità oggettiva di ogni previsione progettuale e del lavoro che questa avrebbe generato. Da una stima all’interno della nostra associazione la media del rapporto di fatturato tra FUS e introiti di mercato si attesta su un rapporto 35-65 di cui buona parte è oltretutto rivolto al mercato estero, anch’esso paralizzato. In una dimensione dove la distribuzione per il prossimo anno dovrà essere prevalentemente locale e nazionale chiediamo sia un tema la tutela e sostegno della circuitazione delle produzioni italiane . Chiediamo che i parametri non si fermino al numero di giornate in recite o attività di residenza programmate ma che diano evidenza anche del valore di spesa in esse investito rendendo equo l’investimento in cachet , a parità di condizioni, rispetto a quanto speso per produzioni estere.

Consapevoli che la situazione pandemica ha generato una serie di ricadute economiche negative che impatteranno la capacità di spesa del cittadino e la disponibilità di investimento da parte degli enti ospitanti soprattutto perdurando il regime teatrale a capienza ridotta, evidenziamo il rischio che la contrazione delle economie disponibili possa ricadere principalmente sull’anello finale della catena andando a erodere in modo grave i cachet dei contratti di ospitalità. Perché non siano unicamente le produzioni e i lavoratori a pagare il prezzo della crisi chiediamo di valutare un dispositivo che compensi l’eventuale ammanco sul cachet pensando a un fondo ristoro che sia destinato a compensare questa voce.

Consapevoli che la discussione odierna è incentrata sulle soluzioni dello stato di emergenza siamo altrettanto convinti che si debba da subito costruire le basi per progettare gli anni futuri e accelerare la discussione sugli strumenti normativi che ne definiranno la cornice. Un tema che impatta l’oggi cosi come il breve futuro è quello dell’internazionalizzazione. Tra le varie forme artistiche la produzione danza tra tutte è quella che per natura e vocazione dialoga con i mercati internazionali non solo in termini di distribuzione di spettacoli finiti ma anche di coproduzioni oltre che di mobilità degli artisti in network sempre più dinamici al di sopra dei confini nazionali. La natura mobile del settore ci pone già oggi in dialogo con l’Europa per azioni da collocarsi dal 2022 in poi, azioni cui spesso arriviamo impreparati

non solo per carenza cronica di risorse adeguate ma anche per assenza di dispositivi normativi che ci consentano di progettare ponendoci al di qua del fatto in termini temporali e non di limitarsi ad inseguirlo, sempre in ritardo rispetto ai partner europei.

Per concludere:

La danza rivendica le proprie specifiche funzioni all’interno dell’ecosistema dello spettacolo dal vivo e sottolinea come centrale l’esigenza di ragionare in termini di sistema e non solo di mera sommatoria di comparti.

Nell’evoluzione naturale che accompagna ogni processo la produzione danza ha assunto negli ultimi anni forme sempre più ibride e modalità che riflettono una sempre maggiore mobilità non solo delle professionalità ma anche delle idee e dei modelli produttivi. Network europei e sistemi di coproduzione su scala ultranazionale hanno creato buone pratiche per cui estetiche, modelli gestionali e funzioni in relazione ai territori cui sono rivolte hanno generato un paesaggio in crescita e continua evoluzione che necessita di uno sguardo specifico e probabilmente di un tavolo dedicato in particolare ai linguaggi del contemporaneo per identificare nuovi strumenti adeguati alle specificità del settore rispondenti a una visione il piu’ possibile organica e coraggiosa che guardi al medio lungo periodo.