Valentina Marini, presidente AIDAP, dal 1997 lavora come operatrice culturale, ha diretto festival, con Mauro Astolfi ha dato vita al progetto Spellbound e firma la programmazione danza per il Teatro Biblioteca Quarticciolo a Roma. Ha creato EDA European Dance Alliance, struttura di progettazione e consulenza per lo spettacolo dal vivo, e dal 2019 è anche Presidente Aidap.  Abbiamo raggiunto Valentina Marini telefonicamente per una intervista.

Innanzitutto ci farebbe piacere avere un suo commento sul Decreto “Cura Italia” oggi diventato ufficiale. E’ un decreto che risponde a tutte le esigenze del settore?

Quando si lavora in velocità sicuramente si dimentica qualcosa e in questi giorni sono usciti decreti a ogni ora del giorno e della notte che ovviamente hanno analizzato la situazione per massimi sistemi. Ma devo dire a gran voce che il settore dello Spettacolo dal vivo va ringraziato, in particolar modo Federvivo nella persona del suo Presidente Filippo Fonsatti che ha fatto un lavoro egregio per permettere al ministro Franceschini di arrivare allo stanziamento di 130 milioni per lo Spettacolo dal Vivo.

Detto questo, se guardiamo al decreto “Cura Italia” come a un decreto tampone per il mese in corso, credo possa essere soddisfacente. Se invece è stato pensato per il medio o lungo termine, per me non lo è. Rinviare il pagamento di un F24 non risolve i problemi di una organizzazione. Così come i crediti agevolati sono sempre dei debiti. Procrastinarli non alleggerisce chi li deve estinguere. Serve ragionare sulla voragine economica, emotiva e progettuale che stiamo attraversando per trovare dispositivi di sostegno che non ci lascino nel baratro.

Quanto tempo pensa che ci vorrà per ripartire?

Le stagioni dei grandi teatri temo sono finite, i festival estivi sono già in parte saltati, così come le tournée nazionali e internazionali delle compagnie. Nella migliore delle ipotesi si ricomincerà a lavorare a regime dopo l’estate quando dovremo gestire un probabile sovraffollamento delle iniziative. E non solo. Per quanto riguarda la danza, il problema è anche un altro. I danzatori lavorano con il corpo, quello strumento che ci è ora negato come contatto con l’esterno, in questo momento è venuto a mancare loro il principale canale di espressione. Servirà del tempo per rimettere i “corpi” in prova per andare in scena, per riprendere le fila dei processi creativi e produttivi ora interrotti e in attesa di riprendere una dimensione collettiva.

Da operatrice culturale penso che bisogna tener conto della delicatezza e talvolta fragilità del nostro mondo di riferimento: quando si chiude un negozio di oggettistica si crea un enorme danno economico, ma nel momento in cui si decide di farlo riaprire basta sollevare la saracinesca e l’attività può tecnicamente  ripartire subito. Una produzione artistica ha una tempistica dettata da passaggi piu’ delicati composti da un sistema a più variabili. Non si alza una saracinesca. E inoltre oltre al danno economico visibile, ce n’è uno sotterraneo perché non tutti i processi iniziati riusciranno ad andare in porto. Oltre questo subiamo il disallineamento temporale delle misure di chiusura nei diversi continenti. Oggi ci scrivono dalla Cina per confermare la ripresa della programmazione delle attività culturali, ma paradossalmente noi non siamo certi di poter dare tempi e produzioni pronte non avendo un orizzonte temporale di riferimento per quel che concerne questa parte di mondo. Rischiamo di subire enormi perdite sul piano delle iniziative internazionali, dopo che per anni abbiamo lavorato come categoria in senso completamente opposto.

Nel settore dello spettacolo dal vivo ci si interroga anche su quanto tempo ci vorrà a riportare il pubblico nelle sale.

Su questo sono più ottimista. Credo che vincerà la voglia di uscire, di tornare a teatro, a cinema, a sentire un concerto. Questo desiderio avrà la meglio sulla paura del contagio, il bello di essere un popolo indisciplinato è forse anche questo.

Lei era perennemente in giro per il mondo. Sempre su un aereo. Come vive questi giorni forzatamente casalinghi?

Sono impegnatissima anche stando tra le quattro mura di casa, la vita associativa e il contatto con i colleghi oltre al lavoro da svolgere in casa rende le mie giornate mai noiose, ma ritengo di essere una privilegiata. La tecnologia aiuta inoltre a tenerci in contatto con i colleghi di tutto il mondo. Lavoro sul futuro sperando che tutto vada bene. E mi godo anche un po’ la casa, cosa che non faccio mai.

Tra i lettori di Campadidanza ci sono anche molti giovani che di danza vivono o sperano di vivere. Che messaggio vuole lanciare loro?

I giovani soffrono moltissimo questa limitazione di libertà e la combattono con tablet e cellulari. Allora dico loro: scegliete bene. Scegliete cosa guardare sui vari dispositivi che avete a disposizione. Fate in modo di guardare cose che possano servirvi quando l’emergenza sarà finita e torneremo alla normalità. Così non avrete sprecato il vostro tempo.

Raffaella Tramontano
campadidanza.it